Quando si parla di liberalizzazione, si intende un processo con il quale si procede alla completa rimozione di divieti precedentemente in essere al fine di rendere più libero un determinato settore. Nel mondo del lavoro, la liberalizzazione comporta una minore regolamentazione del lavoro stesso con l’obiettivo di favorirne la flessibilità. In questa maniera si cerca di aumentare il numero di lavoratori dipendenti, migliorando le condizioni di chi già lavora e dando un lavoro a chi non ce l’ha (con tutto quello che ne consegue di positivo, ovvero più moneta spesa, più prestiti dipendenti richiesti presso aziende come Tutto Dipendenti e delle migliori condizioni economiche in generale).

Nel nostro paese, dopo la riforma Fornero, si è passati al decreto Poletti, che ha l’obiettivo di agire sui contratti a termine al fine di liberarizzarli ancora di più, con la convinzione che tale modo di fare e di agire possa aiutare a ridurre l’occupazione.

La liberalizzazione del lavoro, però, può avere successo? E’ in grado di portare più lavoro e permette di avere, per i dipendenti, maggiore o minore tutela? Alla prima domanda possiamo rispondere dicendo che le politiche di liberalizzazione compiute negli ultimi 25 anni in Europa non hanno avuto grande successo. Per quanto riguarda la seconda domanda, invece, diciamo che in generale la liberalizzazione potrebbe offrire meno tutela per il dipendente, d’altra parte le aziende sono più libere di assumere e siamo nella convinzione che se un dipendente lavora bene non ha motivo di preoccuparsi di un eventuale licenziamento, poiché rappresenta una risorsa utile per l’azienda stessa.